Sea Dolphin
La mia prima barca. Bella. Veloce. Divertente.
La Pinprick
Pinprick è il nome della mia prima barca, una Sea Dolphin della Kyosho. Il nome significa 'puntura di spillo' ed in effetti è una barca che è una spina nel fianco di quelle più grosse. Non va piano. E' proprio una bella barchetta che scivola sull'acqua con una facilità impressionante. Naturalmente le regolazioni fanno tanto, ma è anche una barca su cui si possono fare regolazioni paragonabili a quelle delle barche più serie. Anche così come esce dalla casa.
La scelta
Perchè ho scelto una Sea Dolphin della Kyosho ? La scelta in realtà non è stata nè facile nè breve. Ci ho studiato sopra per un bel po' di tempo.
Alla fine mi son convinto a comperare una Sea Dolphin per le seguenti ragioni:
(1) Mi piaceva (sembra stupido ma per me è fondamentale). La forma dello scafo e tutto quanto parlavano di agilità e velocità. E difatti la barca piano non va. Ovvio che non può competere con le classi regine, ma la sua riesce sempre a dirla.
(2) Non essendo di classe da regata aveva il vantaggio che costava moderatamente poco. Mi piaceva anche la Sea Wind ma costava il doppio e comunque non avrei avuto una barca con cui poter fare regate ufficiali il giorno in cui mi fosse preso lo sfizio. Quindi, in sostanza, visto che ancora non sapevo se l'hobby / sport mi avrebbe preso, ho scelto la strada di migliori prestazioni (almeno all'apparenza, ma poi a quanto pare ho avuto ragione) per costo minore.
(3) Naturalmente ho bazzicato un bel po' in giro per Internet fra siti / blog e forum. Purtroppo devo dire che la documentazione relativa alla Sea Dolphin è quasi inesistente, per cui alla fine si è più trattato di istinto che di conoscenza vera e propria. E anche di esclusione delle barche che invece erano documentate estensivamente.
(4) Era piccola (beh, insomma, 80 cm. non è proprio microscopica ...) e mia moglie al momento non voleva un soprammobile alto quanto lei nell'ingresso. Poi la barca è piaciuta anche a lei. E ogni tanto non disdegna di timonarla un po'. Passerà a lei in eredità quando io passerò alla Minihordak (ma in ogni caso qualche regatina con la Pinprick la farò ancora volentieri - se non altro per sentir ancora dire dai più grossi 'ma te guarda un po' la piccoletta come va ... !').
Scafo e verniciatura
Dopo aver carteggiato le imprecisioni (occhio a non carteggiare troppo, lo scafo è molto sottile), incollato la deriva e il bulbo, aggiunto il timone e stuccato i buchetti e gli avvallamenti ho proceduto alla verniciatura.
Lo schema di colori è stato studiato sia per l'estetica (richiama i colori degli adesivi di serie) sia per la visibilità. Purtroppo esperienza ha voluto che, visto che la barca è piccola, e da lontano si vede male l'assetto (poi io sono un po' orbo), avrei fatto meglio a fare lo scafo in due colori differenti fra prua e poppa. La prossima barca.
Quando verniciate, fate come se usaste degli acquerelli: partite dal colore più chiaro (e meno coprente) per passare man mano al più scuro. Nei colori della Pinprick, son partito dal bianco per poi fare il giallo e terminare con l'arancione. Per le mascherature io ho usato del nastro adesivo da elettricista. I colori bombolette acriliche. Il tutto resiste ancora egregiamente per cui non rimpiango le scelte.
Elettronica
Dopo la colorazione son passato all'elettronica. E qui son cominciati i dolori ! Ho avuto la malsana idea di mettere un servo a verricello piuttosto che uno a braccio come indicato dalla ditta. E soprattutto non ho fatto il circuito classico con l'elastico ma quello più sofisticato con una sagola che parte dal verricello, passa a prua, ritorna verso poppa, gira e ritorna a riavvolgersi al verricello dopo essere stata interrotta con una molla per elasticità. Le drizze si agganciano a questo circuito chiuso. Il tutto lavorando in un buchetto di pochi centimetri di diametro. E' stato un vero inferno. Certo che così non scarrucolerà mai.
Ovvero: se proprio volete metterci un verricello, fate il semplicissimo circuito con l'elastico. Altrimenti usate un servo a braccio.
Altra cosa: inizialmente avevo messo l'interruttore all'esterno come si vede dalle foto. Pessima idea. Dopo un po' l'ho prontamente riportato all'interno. Ma naturalmente questa è tutta questione di gusti.
Ulteriori consigli dopo averci sbattuto la faccia a mie spese:
(1) Se fate il circuito col verricello come l'ho fatto io, usate un sagolino resistente. Io l'ho strappato al primo groppo (il giorno del varo, tra l'altro) ed ho passato tutto il pomeriggio a rimetterlo in ordine.
(2) Sempre se fate il circuito col verricello come l'ho fatto io, passate anche un cimino di rispetto sullo stesso percorso. Se per caso strappate il tutto come è successo a me, almeno fate in fretta a ritirare il nuovo. Non dovete impazzire con fildiferro e varie altre amenità (mentre gli altri veleggiano).
(3) Sigillate l'elettronica ! mettetela in un palloncino, in una pellicola trasparente, quello che vi pare, ma tenetela isolata dall'acqua ! Al secondo tentativo di varo, dopo mezz'ora di navigazione ho dovuto inseguire la barca per mezzo lago perchè non rispondeva più al radiocomando. E poi passare il weekend a disossidare tutti i contatti (nel caso, gli spray disossidanti sono ottimi, abbinati ad un po' di carta a vetro finissima). Purtroppo se c'è stato qualche corto, potete disossidare quanto vi pare, ma la ricevente è da cacciare.
Attrezzatura
Qui la cosa si fa semplice, basta seguire le istruzioni del manuale.
Quando stendete il sartiame e le drizze, fate diverse prove. Gli spazi di tolleranza sono molto piccoli e basta tenersi un po' più laschi o stretti con un nodo che poi le regolazioni vi riescono più difficili. La barca è raffinata, ma le dimensioni limitate non hanno permesso ai progettisti di lasciare tanti giochi. Ma eventualmente non preoccupatevi: io ho ridisteso tutto il sartiame dopo un mesetto di utilizzo del vecchio, dopo aver sperimentato in prima persona dove avevo 'sbagliato'.
Ah, non c'entra niente con l'attrezzatura, ma il cavetto dell'antenna io l'ho steso dopo aver tirato le sartìe. Facendolo uscire dal castelletto vicino alla base d'albero lo faccio arrampicare sul sartiame per farlo arrivare alla prima crocetta. Non tenetelo attaccato all'alluminio dell'albero, potrebbe subire interferenze.
Consiglierei anche di fare un buchetto a poppa tappato con un tappuccio di penna bic. Per svuotare l'acqua. Se non volete usare la raffinatezza del tappuccio di penna bic, potete anche usare un pezzettino di nastro adesivo. Ma il tappuccio è più raffinato. Nelle foto non lo vedete, l'ho aggiunto dopo aver sperimentato vari allagamenti e tentativi di svuotamento un po' disagevoli.
Varo
La moglie con lo spumantino è opzionale, ma come ogni buon marinaio sa, un po' di superstizione e scaramanzia male non fa mai. Nel caso della Pinprick non è stato sufficiente perchè a parte il varo preliminare in vasca da bagno giusto per controllare che tutto fosse a posto e che la distribuzione dei pesi fosse ben bilanciata, i guai sono cominciati col primo varo al lago.
Al primo varo c'era vento forte, e dopo circa 10 minuti di navigazione sono incappato in un groppo che mi ha strappato tutto il circuito del verricello. Da vera bestia avevo utilizzato un sagolino troppo debole. E l'ho pagata passando il resto del pomeriggio a riparare il danno, mentre gli altri si divertivano. Morale della favola: non usate sagolini deboli e se fate il circuito come me, mettete un sagolino di rispetto per ristendere un circuito nuovo in fretta.
Al secondo varo proprio in mezzo al lago tutta l'elettronica è andata a farsi benedire. Insegui la barca dove la porta il vento e spera che te la porti a riva. Bello. E poi passati il resto del weekend ad asciugare e disossidare i circuiti ed i contatti. Uno schifo. Morale della favola: isolate tutta l'elettronica dall'acqua, anche se la vostra barca sembra ben stagna.
E finalmente, al terzo tentativo di varo, la vera Pinprick è venuta fuori. Una vera spina nel fianco delle più grosse.